Home Su Commenti Sommario Ricerca

                Anffas Onlus Conero

 

collegamento al sito nazionale Anffas

 

 

 

Home
Su

Clicca sull'immagine per visitare l'album fotografico della nostra associazione

horizontal rule

L'amministratore di sostegno:

Chi è ? Cosa Cambia  ?

Dal 19 marzo del 2004 la legge 6/2004 introduce nell'ordinamento giuridico la figura dell'amministratore di sostegno.

L'amministrazione di sostegno è una figura istituita con la Legge del 9 gennaio 2004 n 6, a tutela di chi, pur avendo difficoltà nel provvedere ai propri interessi, non necessita comunque di ricorrere all'interdizione o all'inabilitazione.
 

Gli strumenti della interdizione e quelli della inabilitazione esistono da circa duecento anni nel nostro Ordinamento.
I requisiti richiesti per interdizione ed inabilitazione sono:

1) infermità di mente;
2) abitualità dell'infermità;
3) incapacità di provvedere ai propri interessi.

Mentre per l'interdizione si richiede l'incapacità di provvedere ai propri interessi, intesi in senso lato, per la curatela l'incapacità riguarda quasi esclusivamente gli interessi economici.
L'interdetto non può compiere alcun tipo di atto, non può sposarsi, né fare testamento o donazioni.
La sua volontà non è richiesta negli atti compiuti dal tutore.
L'inabilitato, invece, non può compiere da solo gli atti di straordinaria amministrazione. La sua volontà, però, è richiesta negli atti compiuti dal curatore.
Ad esempio, per la vendita di un immobile, il tutore, ritenendo che sia un atto opportuno per l'interdetto, propone istanza al giudice tutelare.
Il giudice tutelare esprime parere favorevole o contrario.
L'istanza passa al Tribunale (Collegiale), che può decidere anche in disaccordo col giudice tutelare.
Nel caso dell'inabilitato, invece, il curatore e l'inabilitato fanno l'istanza: l'iter è poi identico.

Con le novità apportate dalla Legge che ha introdotto l'Amministrazione di sostegno, è stato previsto che l'istanza per l'interdizione e l'inabilitazione (art. 417 c.c.) possa essere proposta anche dalla persona stabilmente convivente, riconoscendo l'importanza assunta nella nostra società dalle famiglie di fatto e dagli istituti e dalle comunità che si occupano di disabili.
Inoltre, mentre prima si diceva che i soggetti nelle condizioni previste dall'art. 414 c.c. "devono essere interdetti", ora si specifica "quando è necessario".

La sentenza che dichiara l'interdizione o l'inabilitazione è costitutiva, cioè ha la forza di cambiare lo status della persona: infatti, essa viene annotata nei registri dello stato civile.
Il tutore dovrebbe (ma nella prassi i Tribunali non ce la fanno) essere convocato ogni anno e riferire su dove e come si trova l'interdetto, oltre che sugli aspetti economici.
Il curatore riferisce in modo meno approfondito sugli aspetti economici.
Dopo 30 giorni dal giuramento si fa l'inventario, ma siccome esso è costoso perché richiede l'opera di notaio o cancelliere di Tribunale, viene fatto regolarmente solo quando ci sono beni di grande valore.
Il tutore può proporre altra persona per il futuro, spesso il protutore, che è quel soggetto chiamato ad intervenire allorchè sorgano conflitti di interesse tra tutore ed interdetto.
Di solito, il genitore-tutore dell'interdetto propone il figlio-protutore, ovvero il fratello dell'interdetto.
L'iter è lungo, occorre più di un anno per arrivare alla sentenza.
Per questo il Giudice Istruttore - non quello Tutelare - nomina un tutore o curatore provvisorio, che non può essere cambiato dal Giudice Tutelare.

Tutta la Normativa, specie nel caso dell'interdizione, può apparire punitiva e discriminante.
Certi medici che fanno perizie per conto del giudice sono restii a proporre l'interdizione.
In realtà, grazie alla sensibilità ormai diffusa per la disabilità, questi strumenti funzionano come tutela per i destinatari.

Il giudice Luchini fa rilevare cosa può succedere se una persona, che dovrebbe essere interdetta, viene solo inabilitata: può fare testamento e lasciare tutti i suoi beni a persone senza scrupoli.

Con la Legge n.6/2004 è stata introdotta la figura dell'amministratore di sostegno.
Esso, nell'intenzione del legislatore, dovrebbe facilitare la vita nel caso di disabilità non gravi, in cui gli strumenti ora visti appaiono eccessivi: per la pubblicità, per i costi, per le limitazioni che comportano alla vita quotidiana.

Il nuovo art. 404 c.c. prevede che si possa chiedere l'amministrazione di sostegno in caso di:

bulletimpossibilità di provvedere ai propri interessi
bulletper infermità ovvero menomazione fisica (prima differenza con le altre due figure)
bulleto psichica, anche in misura parziale ed anche temporaneamente (seconda differenza).

La stessa persona, prevedendo un'infermità  - ad es. una malattia degenerativa come l'Alzheimer - può chiedere la nomina dell'amministratore di sostegno.
Si fa istanza al Giudice Tutelare che decide con decreto nell'arco di 60 giorni, senza bisogno di avvocati.
La nomina viene fatta per gli atti contenuti in un elenco.
Afferma Luchini che, per ora, non si sa veramente quali atti possano essere compiuti dall'amministratore, bisogna attendere una casistica.
Per ora al Tribunale ci sono solo istanze di nomina.
È utile per persone anziane, malati terminali, disabili sensoriali, per cui non occorre l'inabilitazione o persone temporaneamente disabili (ictus da cui ci si può riprendere), per cui l'inabilità è transitoria.
Non si può chiedere l'amministrazione se è in corso un processo per l'inabilitazione.
Una volta che sia passata in giudicato la sentenza, però, si può chiedere la revoca e proporre la nomina dell'amministratore di sostegno. 

All'incontro ha preso parte anche la Dott.ssa Rita Roberto, psico-pedagogista e consulente familiare.
La dottoressa parla dell'accettazione del figlio disabile da parte dei genitori e della famiglia.
Se c'è accettazione, anche le pratiche dell'interdizione e dell'inabilitazione sono vissute in modo meno traumatico.
Se vi sono nodi non affrontati, il dolore è vissuto come fosse la prima volta, ci si sente come se la società ci obbligasse a far sapere che "mio figlio ha qualcosa che non va".
La non accettazione, nella società nata dalla rivoluzione industriale, è legata al fatto che ciò che è imperfetto è da scartare.
Il genitore che ha fatto un figlio imperfetto "ha sbagliato".
Oggi, per fortuna, la sensibilità verso i disabili è aumentata.
Già linguisticamente, il termine "diversamente abile", mette in luce che la persona ha abilità da sviluppare.
Il termine precedentemente usato, "handicappato", metteva in luce le limitazioni e la diversità.
Per una madre, che con la fantasia immagina il figlio, la nascita è un momento adattivo.
Se il figlio è disabile, tale momento, naturalmente, risulta più doloroso.
Il dolore deve essere vissuto, il lutto deve essere elaborato.
Siccome siamo diversi, ogni persona, ed ogni famiglia, lo vivrà diversamente.
Depressione, lutto, rifiuto sono sentimenti normali, ma si superano più facilmente se le persone intorno non sono "giudicanti".
Chi è intorno alla madre e al padre, alla famiglia, deve creare una "culla", un posto neutro, dove si ascolta, ma non si giudica.
Tante volte, invece, si avverte dalla società la pretesa i genitori del disabile siano super-genitori 365 giorni all'anno: "Se ho vissuto il dolore, posso voltare pagina e cercare di coltivare le possibilità che la persona disabile ha ancora".
Per esempio, la dottoressa ha effettuato progetti con persone disabili che, grazie alle varie forme di arte, hanno imparato a mettere da parte per un po' la situazione di dolore.
Voltando pagina, posso sentire più vicina la società e cercare di impegnarmi perché essa si adatti alle esigenze del disabile.
Ad esempio, bisognerebbe cercare di rendere la scuola meno "giudicante" e far sì che insegnanti e psicologi diventino persone che ascoltano, "neutre".
Ciò che si è detto per i genitori, vale anche per fratelli e sorelle della persona disabile.
Non potendo sfogare i loro sentimenti con i genitori, da cui si sentirebbero giudicati, avrebbero bisogno di essere ascoltati da persone non giudicanti.
In certi casi, i genitori chiedono sempre al figlio-fratello di capire, il che può essere pesante e portare a sentimenti negativi verso il fratello disabile.

 

L'Associazione Oltre noi… la vita con la collaborazione della "Associazione Volontari di Oltre noi... la vita" costituita da professionisti che offrono gratuitamente la loro competenza, aiuta i genitori a progettare il "dopo di noi" e a tentarne la sperimentazione nel "durante noi".
L'associazione, inoltre, con i suoi corsi per "tutori col cuore", giunti alla 42° edizione, ha preparato centinaia di persone per questo prezioso servizio di tutela esercitato a protezione di persone in difficoltà.

Nell'introdurre la figura dell'amministratore di sostegno, la 6/2004, va anche a modificare gli istituti dell'interdizione e della inabilitazione, garantendo finalmente, una certa autonomia anche alle persone che non possono autorappresentarsi, una volta raggiunta la maggiore età.
La legge era richiesta a gran voce oramai da una decina d'anni per svecchiare un Codice che, nel tentativo di proteggere la persona disabile, malata o di età avanzata, proponeva la sua interdizione.
Interdizione non solo significa che la persona in questione non può amministrare il proprio patrimonio, ma che non può nemmeno esercitare i propri diritti e la propria volontà, in ogni campo e con qualsiasi grado di menomazione.
Con l'amministratore di sostegno, figura già presente in molti paesi europei, la persona disabile, che prima sarebbe stata interdetta, ora potrà avere la possibilità di compiere alcuni atti giuridici, quelli "necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana".
E' naturale, quindi, che questo provvedimento rappresenti una boccata d'aria fresca per quei genitori che, prima, per proteggere i propri figli disabili dovevano ricorrere a questo provvedimento, in molti casi contrario al rispetto della dignità umana.

In quella situazione legislativa, però, non c'era altro modo per continuare a rappresentare il figlio che al compimento del diciottesimo anno di età non avesse raggiunto la capacità di gestirsi autonomamente.
E per molti genitori la domanda era questa: perché se tutti i minori sono protetti dalla tutela esercitata dai genitori, questa protezione non deve protrarsi sufficientemente, gestita dai genitori nel "durante noi", per un figlio che non ha ancora maturato quelle capacità che gli consentono di autonomamente comprendere e decidere al meglio per il suo bene.
Infatti, anche se maggiorenne, quel cittadino comunque ha diritto di essere tutelato nelle sue scelte e ha anche il diritto di potersi autorappresentare in quelle questioni e in quelle scelte in cui ciò sia possibile.

Tuttavia, per poter fruire di questa nuova figura, è necessario capire quali sono i reali contenuti della legge e le reali possibilità offerte dalla normativa. Tutte le figure interessate, genitori, operatori, magistrati, dovranno imparare a utilizzare questo strumento e le sue procedure.
Proprio per questo "Oltre noi… la vita" ha organizzato questa giornata di incontri per l'analisi di questa legge di cui - secondo l'Associazione organizzatrice - l'articolo 1 è la chiave di lettura: "La presente legge ha la finalità di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell'espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente".
L'importante è, quindi, che la 6/2004 nelle sue applicazioni non disilluda queste buone premesse e le aspettative accumulate durante un'attesa quasi decennale.

Per informazioni
Sito web
www.oltrenoilavita.it              E-mail info@oltrenoilavita.it

 

Ecco di seguito riportato il testo del decreto legge approvato dal SENATO DELLA REPUBBLICA

 
        Attesto che la 2ª Commissione permanente (Giustizia), il 22 dicembre 2003, ha approvato il seguente disegno di legge, d’iniziativa dei senatori Fassone, Ayala, Brutti Massimo, Calvi, Maritati, Boco, Carella, Caruso Antonino, Magistrelli, Ripamonti, Toia e Zancan, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati:

Introduzione nel libro primo, titolo XII, del codice civile del capo I, relativo all’istituzione dell’amministrazione di sostegno e modifica degli articoli 388, 414, 417, 418, 424, 426, 427 e 429 del codice civile in materia di interdizione e di inabilitazione, nonchè relative norme di attuazione, di coordinamento e finali

 Capo I

FINALITÀ DELLA LEGGE

Art. 1.

    1. La presente legge ha la finalità di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente.

Capo II

MODIFICHE AL CODICE CIVILE

Art. 2.

    1. La rubrica del titolo XII del libro primo del codice civile è sostituita dalla seguente: «Delle misure di protezione delle persone prive in tutto od in parte di autonomia».

Art. 3.

    1. Nel titolo XII del libro primo del codice civile, è premesso il seguente capo:

    «Capo I. – Dell’amministrazione di sostegno.
    Art. 404. – (Amministrazione di sostegno). – La persona che, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, può essere assistita da un amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare del luogo in cui questa ha la residenza o il domicilio.
    Art. 405. – (Decreto di nomina dell’amministratore di sostegno. Durata dell’incarico e relativa pubblicità). – Il giudice tutelare provvede entro sessanta giorni dalla data di presentazione della richiesta alla nomina dell’amministratore di sostegno con decreto motivato immediatamente esecutivo, su ricorso di uno dei soggetti indicati nell’articolo 406.

    Il decreto che riguarda un minore non emancipato può essere emesso solo nell’ultimo anno della sua minore età e diventa esecutivo a decorrere dal momento in cui la maggiore età è raggiunta.
    Se l’interessato è un interdetto o un inabilitato, il decreto è esecutivo dalla pubblicazione della sentenza di revoca dell’interdizione o dell’inabilitazione.
  Qualora ne sussista la necessità, il giudice tutelare adotta anche d’ufficio i provvedimenti urgenti per la cura della persona interessata e per la conservazione e l’amministrazione del suo patrimonio. Può procedere alla nomina di un amministratore di sostegno provvisorio indicando gli atti che è autorizzato a compiere.
    Il decreto di nomina dell’amministratore di sostegno deve contenere l’indicazione:

        1) delle generalità della persona beneficiaria e dell’amministratore di sostegno;

        2) della durata dell’incarico, che può essere anche a tempo indeterminato;
        3) dell’oggetto dell’incarico e degli atti che l’amministratore di sostegno ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario;
        4) degli atti che il beneficiario può compiere solo con l’assistenza dell’amministratore di sostegno;
        5) dei limiti, anche periodici, delle spese che l’amministratore di sostegno può sostenere con utilizzo delle somme di cui il beneficiario ha o può avere la disponibilità;
        6) della periodicità con cui l’amministratore di sostegno deve riferire al giudice circa l’attività svolta e le condizioni di vita personale e sociale del beneficiario.

    Se la durata dell’incarico è a tempo determinato, il giudice tutelare può prorogarlo con decreto motivato pronunciato anche d’ufficio prima della scadenza del termine.

    Il decreto di apertura dell’amministrazione di sostegno, il decreto di chiusura ed ogni altro provvedimento assunto dal giudice tutelare nel corso dell’amministrazione di sostegno devono essere immediatamente annotati a cura del cancelliere nell’apposito registro.
  Il decreto di apertura dell’amministrazione di sostegno e il decreto di chiusura devono essere comunicati, entro dieci giorni, all’ufficiale dello stato civile per le annotazioni in margine all’atto di nascita del beneficiario. Se la durata dell’incarico è a tempo determinato, le annotazioni devono essere cancellate alla scadenza del termine indicato nel decreto di apertura o in quello eventuale di proroga.

    Art. 406. – (Soggetti). – Il ricorso per l’istituzione dell’amministrazione di sostegno può essere proposto dallo stesso soggetto beneficiario, anche se minore, interdetto o inabilitato, ovvero da uno dei soggetti indicati nell’articolo 417.

    Se il ricorso concerne persona interdetta o inabilitata il medesimo è presentato congiuntamente all’istanza di revoca dell’interdizione o dell’inabilitazione davanti al giudice competente per quest’ultima.
    I responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona, ove a conoscenza di fatti tali da rendere opportuna l’apertura del procedimento di amministrazione di sostegno, sono tenuti a proporre al giudice tutelare il ricorso di cui all’articolo 407 o a fornirne comunque notizia al pubblico ministero.

    Art. 407. – (Procedimento). – Il ricorso per l’istituzione dell’amministrazione di sostegno deve indicare le generalità del beneficiario, la sua dimora abituale, le ragioni per cui si richiede la nomina dell’amministratore di sostegno, il nominativo ed il domicilio, se conosciuti dal ricorrente, del coniuge, dei discendenti, degli ascendenti, dei fratelli e dei conviventi del beneficiario.

    Il giudice tutelare deve sentire personalmente la persona cui il procedimento si riferisce recandosi, ove occorra, nel luogo in cui questa si trova e deve tener conto, compatibilmente con gli interessi e le esigenze di protezione della persona, dei bisogni e delle richieste di questa.
    Il giudice tutelare provvede, assunte le necessarie informazioni e sentiti i soggetti di cui all’articolo 406; in caso di mancata comparizione provvede comunque sul ricorso. Dispone altresì, anche d’ufficio, gli accertamenti di natura medica e tutti gli altri mezzi istruttori utili ai fini della decisione.
    Il giudice tutelare può, in ogni tempo, modificare o integrare, anche d’ufficio, le decisioni assunte con il decreto di nomina dell’amministratore di sostegno.
    In ogni caso, nel procedimento di nomina dell’amministratore di sostegno interviene il pubblico ministero.

    Art. 408. – (Scelta dell’amministratore di sostegno). – La scelta dell’amministratore di sostegno avviene con esclusivo riguardo alla cura ed agli interessi della persona del beneficiario. L’amministratore di sostegno può essere designato dallo stesso interessato, in previsione della propria eventuale futura incapacità, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata. In mancanza, ovvero in presenza di gravi motivi, il giudice tutelare può designare con decreto motivato un amministratore di sostegno diverso. Nella scelta, il giudice tutelare preferisce, ove possibile, il coniuge che non sia separato legalmente, la persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, il parente entro il quarto grado ovvero il soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata.

    Le designazioni di cui al primo comma possono essere revocate dall’autore con le stesse forme.
    Non possono ricoprire le funzioni di amministratore di sostegno gli operatori dei servizi pubblici o privati che hanno in cura o in carico il beneficiario.
    Il giudice tutelare, quando ne ravvisa l’opportunità, e nel caso di designazione dell’interessato quando ricorrano gravi motivi, può chiamare all’incarico di amministratore di sostegno anche altra persona idonea, ovvero uno dei soggetti di cui al titolo II al cui legale rappresentante ovvero alla persona che questi ha facoltà di delegare con atto depositato presso l’ufficio del giudice tutelare, competono tutti i doveri e tutte le facoltà previste nel presente capo.

    Art. 409. – (Effetti dell’amministrazione di sostegno). – Il beneficiario conserva la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l’assistenza necessaria dell’amministratore di sostegno.

    Il beneficiario dell’amministrazione di sostegno può in ogni caso compiere gli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana.

    Art. 410. – (Doveri dell’amministratore di sostegno). – Nello svolgimento dei suoi compiti l’amministratore di sostegno deve tener conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario.

    L’amministratore di sostegno deve tempestivamente informare il beneficiario circa gli atti da compiere nonchè il giudice tutelare in caso di dissenso con il beneficiario stesso. In caso di contrasto, di scelte o di atti dannosi ovvero di negligenza nel perseguire l’interesse o nel soddisfare i bisogni o le richieste del beneficiario, questi, il pubblico ministero o gli altri soggetti di cui all’articolo 406 possono ricorrere al giudice tutelare, che adotta con decreto motivato gli opportuni provvedimenti.
    L’amministratore di sostegno non è tenuto a continuare nello svolgimento dei suoi compiti oltre dieci anni, ad eccezione dei casi in cui tale incarico è rivestito dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, dagli ascendenti o dai discendenti.

    Art. 411. – (Norme applicabili all’amministrazione di sostegno). – Si applicano all’amministratore di sostegno, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli articoli da 349 a 353 e da 374 a 388. I provvedimenti di cui agli articoli 375 e 376 sono emessi dal giudice tutelare.

    All’amministratore di sostegno si applicano altresì, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 596, 599 e 779.
    Sono in ogni caso valide le disposizioni testamentarie e le convenzioni in favore dell’amministratore di sostegno che sia parente entro il quarto grado del beneficiario, ovvero che sia coniuge o persona che sia stata chiamata alla funzione in quanto con lui stabilmente convivente.
    Il giudice tutelare, nel provvedimento con il quale nomina l’amministratore di sostegno, o successivamente, può disporre che determinati effetti, limitazioni o decadenze, previsti da disposizioni di legge per l’interdetto o l’inabilitato, si estendano al beneficiario dell’amministrazione di sostegno, avuto riguardo all’interesse del medesimo ed a quello tutelato dalle predette disposizioni. Il provvedimento è assunto con decreto motivato a seguito di ricorso che può essere presentato anche dal beneficiario direttamente.

    Art. 412. – (Atti compiuti dal beneficiario o dall’amministratore di sostegno in violazione di norme di legge o delle disposizioni del giudice). – Gli atti compiuti dall’amministratore di sostegno in violazione di disposizioni di legge, od in eccesso rispetto all’oggetto dell’incarico o ai poteri conferitigli dal giudice, possono essere annullati su istanza dell’amministratore di sostegno, del pubblico ministero, del beneficiario o dei suoi eredi ed aventi causa.

    Possono essere parimenti annullati su istanza dell’amministratore di sostegno, del beneficiario, o dei suoi eredi ed aventi causa, gli atti compiuti personalmente dal beneficiario in violazione delle disposizioni di legge o di quelle contenute nel decreto che istituisce l’amministrazione di sostegno.
    Le azioni relative si prescrivono nel termine di cinque anni. Il termine decorre dal momento in cui è cessato lo stato di sottoposizione all’amministrazione di sostegno.

    Art. 413. – (Revoca dell’amministrazione di sostegno). – Quando il beneficiario, l’amministratore di sostegno, il pubblico ministero o taluno dei soggetti di cui all’articolo 406, ritengono che si siano determinati i presupposti per la cessazione dell’amministrazione di sostegno, o per la sostituzione dell’amministratore, rivolgono istanza motivata al giudice tutelare.

    L’istanza è comunicata al beneficiario ed all’amministratore di sostegno.
    Il giudice tutelare provvede con decreto motivato, acquisite le necessarie informazioni e disposti gli opportuni mezzi istruttori.
    Il giudice tutelare provvede altresì, anche d’ufficio, alla dichiarazione di cessazione dell’amministrazione di sostegno quando questa si sia rivelata inidonea a realizzare la piena tutela del beneficiario. In tale ipotesi, se ritiene che si debba promuovere giudizio di interdizione o di inabilitazione, ne informa il pubblico ministero, affinchè vi provveda. In questo caso l’amministrazione di sostegno cessa con la nomina del tutore o del curatore provvisorio ai sensi dell’articolo 419, ovvero con la dichiarazione di interdizione o di inabilitazione».
    2. All’articolo 388 del codice civile le parole: «prima dell’approvazione» sono sostituite dalle seguenti: «prima che sia decorso un anno dall’approvazione».
    3. Dall’applicazione della disposizione di cui all’articolo 408 del codice civile, introdotto dal comma 1, non possono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.

Art. 4.

    1. Nel titolo XII del libro primo del codice civile, prima dell’articolo 414 sono inserite le seguenti parole:

    «Capo II. – Della interdizione, della inabilitazione e della incapacità naturale».
    2. L’articolo 414 del codice civile è sostituito dal seguente:
    «Art. 414. – (Persone che possono essere interdette). – Il maggiore di età e il minore emancipato, i quali si trovano in condizioni di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi, sono interdetti quando ciò è necessario per assicurare la loro adeguata protezione».

Art. 5.

    1. Nel primo comma dell’articolo 417 del codice civile, le parole: «possono essere promosse dal coniuge» sono sostituite dalle seguenti: «possono essere promosse dalle persone indicate negli articoli 414 e 415, dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente».

Art. 6.

    1. All’articolo 418 del codice civile è aggiunto, in fine, il seguente comma:

    «Se nel corso del giudizio di interdizione o di inabilitazione appare opportuno applicare l’amministrazione di sostegno, il giudice, d’ufficio o ad istanza di parte, dispone la trasmissione del procedimento al giudice tutelare. In tal caso il giudice competente per l’interdizione o per l’inabilitazione può adottare i provvedimenti urgenti di cui al quarto comma dell’articolo 405».

Art. 7.

    1. Il terzo comma dell’articolo 424 del codice civile è sostituito dal seguente:

    «Nella scelta del tutore dell’interdetto e del curatore dell’inabilitato il giudice tutelare individua di preferenza la persona più idonea all’incarico tra i soggetti, e con i criteri, indicati nell’articolo 408».

Art. 8.

    1. All’articolo 426 del codice civile, al primo comma, dopo le parole: «del coniuge,» sono inserite le seguenti: «della persona stabilmente convivente,».

Art. 9.

    1. All’articolo 427 del codice civile, al primo comma è premesso il seguente:

    «Nella sentenza che pronuncia l’interdizione o l’inabilitazione, o in successivi provvedimenti dell’autorità giudiziaria, può stabilirsi che taluni atti di ordinaria amministrazione possano essere compiuti dall’interdetto senza l’intervento ovvero con l’assistenza del tutore, o che taluni atti eccedenti l’ordinaria amministrazione possano essere compiuti dall’inabilitato senza l’assistenza del curatore».

Art. 10.

    1. All’articolo 429 del codice civile è aggiunto, in fine, il seguente comma:

    «Se nel corso del giudizio per la revoca dell’interdizione o dell’inabilitazione appare opportuno che, successivamente alla revoca, il soggetto sia assistito dall’amministratore di sostegno, il tribunale, d’ufficio o ad istanza di parte, dispone la trasmissione degli atti al giudice tutelare».

Art. 11.

    1. L’articolo 39 delle disposizioni per l’attuazione del codice civile e disposizioni transitorie, approvate con regio decreto 30 marzo 1942, n. 318, è abrogato.

Capo III

NORME DI ATTUAZIONE,
DI COORDINAMENTO E FINALI

Art. 12.

    1. L’articolo 44 delle disposizioni per l’attuazione del codice civile e disposizioni transitorie, approvate con regio decreto 30 marzo 1942, n. 318, è sostituito dal seguente:

    «Art. 44. Il giudice tutelare può convocare in qualunque momento il tutore, il protutore, il curatore e l’amministratore di sostegno allo scopo di chiedere informazioni, chiarimenti e notizie sulla gestione della tutela, della curatela o dell’amministrazione di sostegno, e di dare istruzioni inerenti agli interessi morali e patrimoniali del minore o del beneficiario».

Art. 13.

    1. Dopo l’articolo 46 delle disposizioni per l’attuazione del codice civile e disposizioni transitorie, approvate con regio decreto 30 marzo 1942, n. 318, è inserito il seguente:

    «Art. 46-bis. Gli atti e i provvedimenti relativi ai procedimenti previsti dal titolo XII del libro primo del codice non sono soggetti all’obbligo di registrazione e sono esenti dal contributo unificato previsto dall’articolo 9 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115».
    2. All’onere derivante dall’attuazione del presente articolo, valutato in euro 4.244.970 a decorrere dall’anno 2003, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2003-2005, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2003, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero della giustizia.

    3. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 14.

    1. L’articolo 47 delle disposizioni per l’attuazione del codice civile e disposizioni transitorie, approvate con regio decreto 30 marzo 1942, n. 318, è sostituito dal seguente:

    «Art. 47. Presso l’ufficio del giudice tutelare sono tenuti un registro delle tutele dei minori e degli interdetti, un registro delle curatele dei minori emancipati e degli inabilitati ed un registro delle amministrazioni di sostegno».

Art. 15.

    1. Dopo l’articolo 49 delle disposizioni per l’attuazione del codice civile e disposizioni transitorie, approvate con regio decreto 30 marzo 1942, n. 318, è inserito il seguente:

    «Art. 49-bis. Nel registro delle amministrazioni di sostegno, in un capitolo speciale per ciascuna di esse, si devono annotare a cura del cancelliere:
        1) la data e gli estremi essenziali del provvedimento che dispone l’amministrazione di sostegno, e di ogni altro provvedimento assunto dal giudice nel corso della stessa, compresi quelli emanati in via d’urgenza ai sensi dell’articolo 405 del codice;

        2) le complete generalità della persona beneficiaria;
        3) le complete generalità dell’amministratore di sostegno o del legale rappresentante del soggetto che svolge la relativa funzione, quando non si tratta di persona fisica;
        4) la data e gli estremi essenziali del provvedimento che dispone la revoca o la chiusura dell’amministrazione di sostegno».

Art. 16.

    1. All’articolo 51 del codice di procedura civile, al primo comma, al numero 5, dopo la parola: «curatore» sono inserite le seguenti: «, amministratore di sostegno».

Art. 17.

    1. Al capo II del titolo II del libro quarto del codice di procedura civile, nella rubrica, le parole: «e dell’inabilitazione» sono sostituite dalle seguenti: «,  dell’inabilitazione e dell’amministrazione di sostegno».

    2. Dopo l’articolo 720 del codice di procedura civile è inserito il seguente:

    «Art. 720-bis. (Norme applicabili ai procedimenti in materia di amministrazione di sostegno). – Ai procedimenti in materia di amministrazione di sostegno si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 712, 713, 716, 719 e 720.

    Contro il decreto del giudice tutelare è ammesso reclamo alla corte d’appello a norma dell’articolo 739.
    Contro il decreto della corte d’appello pronunciato ai sensi del secondo comma può essere proposto ricorso per cassazione».

Art. 18.

    1. All’articolo 3, comma 1, lettera p), del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di casellario giudiziale, di anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato e dei relativi carichi pendenti, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002, n. 313, sono aggiunte, in fine, le parole: «, nonchè i decreti che istituiscono, modificano o revocano l’amministrazione di sostegno».

    2. All’articolo 24, comma 1, del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002, n. 313, la lettera m) è sostituita dalla seguente:

        «m) ai provvedimenti di interdizione, di inabilitazione e relativi all’amministrazione di sostegno, quando esse sono state revocate».

    3. All’articolo 25, comma 1, lettera m), del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002, n. 313, sono aggiunte, in fine, le parole: «, nonchè ai decreti che istituiscono, modificano o revocano l’amministrazione di sostegno».
    4. All’articolo 26, comma 1, lettera a), del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002, n. 313, sono aggiunte, in fine, le parole: «ai decreti che istituiscono o modificano l’amministrazione di sostegno, salvo che siano stati revocati;».

Art. 19.

    1. Nell’articolo 92, primo comma, dell’ordinamento giudiziario, approvato con regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, dopo le parole: «procedimenti cautelari,» sono inserite le seguenti: «ai procedimenti per l’adozione di provvedimenti in materia di amministrazione di sostegno, di interdizione, di inabilitazione, ai procedimenti».

Art. 20.

    1. La presente legge entra in vigore dopo sessanta giorni dalla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

                                                             IL PRESIDENTE

 

horizontal rule

Per ulteriori informazioni, contattare:

Anffas Onlus Conero
Via Matteotti, 19 - 60022 Castelfidardo (AN)
Tel: 071-7821677
Fax: 071-7821677
Posta elettronica: info@anffasconero.it

 

Per domande o commenti su questo sito Web invia un e-mail a webmaster@anffasconero.it
Copyright © 2004 Anffas Onlus Conero      Aggiornato il: 24 luglio 2004